40) Marcel. Ubbidienza e fedelt.
La fedelt vera non comporta passivit e conformismo, ma un
atteggiamento creativo che implica una lotta attiva contro
l'ombra del tradimento, che  sempre presente come possibilit.
La fedelt  posta di fronte ad una presenza che in quanto tale
non  circoscrivibile, e quindi travalica la razionalit e sfocia
nel mistero.
G. Marcel, Posizione e approcci concreti al mistero ontologico
(vedi manuale pagine 429).
La fedelt  in realt il contrario del conformismo inerte; 
l'attivo riconoscimento di un certo permanente, non affatto
formale alla maniera di una legge, ma ontologico. In tale senso si
riferisce sempre ad una presenza o, meglio, a qualche cosa che pu
e deve essere mantenuta in noi e davanti a noi come presenza, ma
che ipso facto pu anche molto bene e perfettamente essere
ignorata, dimenticata, cancellata; vediamo qui riapparire
quell'ombra del tradimento che a mio parere ricopre come una nube
sinistra tutto il nostro mondo umano.
Si dir forse che parliamo comunemente di fedelt ad un principio?
Resta da vedere se non ci sia qui uno scambio illegittimo con una
fedelt di altro tipo. Un principio, in quanto si riduce ad
un'affermazione astratta, non pu esigere niente da me, poich
deve tutta la sua realt all'atto attraverso cui io lo sanziono o
lo proclamo. La fedelt al principio in quanto principio 
un'idolatria nel senso etimologico del termine; pu essere per me
un obbligo sacro rinnegare un principio che ha perso la propria
forza vitale e al quale sento bene di non aderire pi: continuando
a conformarvi la mia condotta, in fondo io tradisco me stesso, me
stesso in quanto presenza.
La fedelt ha cos poco del conformismo inerte al punto da
implicare una continua e attiva lotta contro le forze che non
tendono verso la dispersione interiore ed anche verso la sclerosi
dell'abitudine. Mi si dir: ci comunque  solo una specie di
attiva conservazione,  solo il contrario della  creazione. E'
necessario, credo, a questo punto, penetrare ancor pi a fondo
nella natura della fedelt e della presenza.
Se la presenza fosse unicamente un'idea che  in noi, la cui
caratteristica fosse di non essere niente altro che se stessa,
tutto ci che effettivamente potremmo sperare sarebbe di mantenere
in noi o davanti a noi questa idea, cos come si conserva una
fotografia in un cassetto o sopra un caminetto. Ma  proprio di
una presenza, in quanto presenza, di non essere circoscritta; e
ritroviamo di nuovo il meta-problematico. La presenza  mistero
nella misura stessa in cui  presenza. Ora la fedelt  la
presenza attivamente perpetuata,  il rinnovamento del beneficio
della presenza, della sua virt che consiste in uno stimolo
misterioso a creare. Anche qui la considerazione della creazione
artistica potrebbe esserci di grande aiuto, poich, se la
creazione estetica  concepibile, ci  possibile solo se si parte
da una certa presenza del mondo all'artista; presenza al cuore e
all'intelligenza, presenza all'essere stesso.
Dunque una fedelt creatrice  possibile, solo in quanto la
fedelt  ontologica nel suo principio, in quanto prolunga una
presenza la quale, essa stessa, corrisponde ad una certa presa
dell'essere su di noi; fatto che inoltre moltiplica e
approfondisce in maniera quasi insondabile l'eco di questa
presenza in seno alla nostra durata. Tale fatto mi pare avere
delle conseguenze in qualche modo inesauribili, se non altro per
quello che riguarda i rapporti tra i vivi e i morti.
G. Marcel, Manifesti metodologici di una filosofia concreta,
Minerva Italica, Bergamo, 1972, pagine 101-103.
